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- 06.07.2007
Presentazione di Fra' Elia a Wigratzbad da parte di Mons. Fruh, conosciuto ed apprezzato in tutta la Germania:

Scritto seguendo le parole introduttive alle sante messe con Fra' Elia nella Herz-Jesu und Mariä Sühnekirche a Witzatsbad  il 12, 13 e 14 febbraio 2007

Primo discorso introduttivo - Le sofferenze di Fra' Elia
Secondo discorso introduttivo
Terzo discorso introduttivo

APPENDICE: Biografia dell'autore

Primo discorso introduttivo
Le sofferenze di Fra' Elia

Venerabile Fra' Elia, cari fratelli e sorelle nel Signore! Onorando la sorprendente richiesta del direttore di questo sacro luogo, il parroco Thomas Maria Rimmel, mi sono assunto il compito, in questi tre giorni di esercizi spirituali prima della santa messa, di presentare, con poche parole e da diversi  punti di vista, il nostro caro Fra' Elia. - Non ho soltanto letto, ma anche studiato a fondo i due libri dedicati a Fra' Elia e ho meditato dei lunghi passaggi. Giacché intendo essere breve, scelgo la seconda prefazione al secondo libro, cioè la relazione del professor Marco Margnelli, chirurgo specializzato in neurofisiologia... autore fra l'altro dei due libri 'Studi su stimmatizzati' e 'Studi sulle estasi'.- La sua relazione è  - direi - unica. Con la precisione dello scienziato, egli descrive, come dice: "...della vita solo gli elementi di valore  scientifico." Egli espone chiaramente questi elementi, sotto ogni punto di vista, fin nei minimi dettagli, sicché il lettore, raccolto in meditazione, rimane scosso, lacerato nel cuore dai tormenti e dai dolori dello stimmatizzato.- E' inoltre sorprendente che lo scienziato veda i risultati della sua ricerca su Fra' Elia anche alla luce della passione di Gesú Cristo. Cita il Vangelo secondo Luca e riferisce fra l'altro: "Le estasi delle meditazioni consistono nel rivivere gli avvenimenti in modo veritiero, nell'immedesimarsi talmente in Cristo da far apparire sul corpo di quelli che vivono quest'immedesimazione i segni delle flagellazioni, della corona di spine o delle cadute sulla strada lastricata che conduce al luogo della crocifissione. Ogni singolo momento della passione è quindi riconoscibile per l'osservatore esterno, sia per l'espressione del viso e la posizione del corpo dell'estatico, sia per le urla che emette  o le parole che dice certe volte..." Il professore descrive poi ancora piú in dettaglio le sofferenze dello stimmatizzato con i sintomi concomitanti su tutto il corpo... in ognuno dei tre giorni santi. Per riconoscere infine: "Devo ammettere che la mia ferma volontà svaní quando capii che, tenendo le mani di Elia, era come se tenessi le mani di Gesú morente fra le mie..." - Chi legge questa relazione vivrà quindi la via crucis e la settimana santa, specialmente il venerdí santo, insieme  a Gesú in modo diverso da come ha fatto finora.

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Secondo discorso introduttivo
Fra' Elia, la consapevolezza della sua vocazione

Per cercare di penetrare la consapevolezza di Fra' Elia della propria vocazione, prendiamo come esempio e paragone l'apostolo Paolo. Il cardinale Carlo M. Martini ci viene qui in un aiuto  con una raccolta di passi dalla seconda epistola ai corinzi e con l'interpretazione di questi.
                1.passo, 2Cor 1,21: Or Colui che con voi ci
                rende fermi in Cristo e che ci ha uniti,
                è Dio, il quale ci ha pur segnati
                col proprio sigillo, e ci ha data
                la caparra dello Spirito nei nostri
                cuori.
Riferendolo a Fra' Elia: Quando Fra' Elia manifesta un'intenzione e poi la persegue tenacemente, la sua forza non deriva dalle sue capacità o dalle sue idee, ma da Dio: è Lui che lo rende fermo.
                2. passo, 2Cor 2,17: Poiché noi non siamo come
                quei molti che adulterano la parola di Dio;
                ma parliamo mossi da sincerità, da parte di
                Dio, in presenza di Dio, in Cristo.
Fra' Elia si distanzia da altre forme di apostolato che tendono a commercializzare o a manipolare la parola di Dio a scopo di lucro o di prestigio o a favore di un'ideologia. Egli sente invece che la sua parola è suggerita da un altro e che è Dio a spingerlo a parlare.
                 3. passo, 2Cor4,5: Poiché noi non predichiamo
                 noi stessi, ma Cristo Gesú qual Signore,
                 e perquanto a noi ci dichiariamo vostri
                 servitori per amor di Gesú; perché l'Iddio
                 che disse: Splenda la luce fra le tenebre,
                 è quel che riplendè ne' nostri cuori affinché
                 noi facessimo brillare la luce della conoscenza
                 della gloria di Dio che rifulge nel volto
                 di Gesú Cristo.
Egli non predica sé stesso, egli predica Cristo, ed è Dio ad  infondergli la luce che per lui è la base per illuminare gli altri.
                 4. passo, 2Cor 4,7-1: Ma noi abbiamo questo
                 tesoro in vasi di terra, affinché l'eccellenza
                 di questa potenza sia di Dio e non da noi...
                 Portiam sempre nel nostro corpo la morte di
                 Gesú, perché anche la vita di Gesú si manifesti
                 nel nostro corpo; poiché noi che viviamo, siam
                 sempre esposti alla morte per amor di Gesú,
                 onde anche la vita di Gesú sia manifestata
                 nella nostra carne mortale.
Questo passo è detto "il paradosso apostolico"... Qui l'apostolo Paolo rivela la doppia esperienza di debolezza e forza. Nel nostro Fra' Elia riscontriamo questo "paradosso apostolico" quasi come esperienza costante. La consapevolezza della sua vocazione non ha nulla di trionfale: conosce invece tormenti, fatiche, ostacoli e paure, e malgrado ciò tutto è pervaso di Dio.
                 5. passo, 2Cor 5,14: ...poiché l'amore di Cristo
                 ci costringe; perché siamo giunti a questa
                 conclusione: che uno solo morí per tutti,
                 affinché quelli che vivono non vivano piú per
                 loro stessi, ma per colui che è morto e
                 risuscitato per loro.
L'amore per Cristo è la radice da cui scaturisce la vita apostolica di Fra' Elia degli apostoli di Dio. Quest'amore funge da sprone per tutti noi, giacché Cristo è morto per noi.

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Terzo discorso introduttivo
Perché Dio manda su questa terra uomini che portano
le stimmate di suo figlio; che devono rivivere le sue
sofferenze, la sua morte e la sua resurrezione.

Insegnando da molti anni la filosofia scolastica, desidero usare questo metodo per rispondere alla domanda. Abbiamo proprio bisogno che Dio faccia cose cosí spaventose e le pretenda da un eletto? Molti - anche cristiani, pii cristiani, sacerdoti e teologi sostengono: 'Non ne abbiamo bisogno. Abbiamo già tutto. Gesú Cristo è morto e resuscitato per noi. Ci ha donato i noti mezzi della salvazione che sono: Nostra Madre Chiesa, i sacramenti, la parola di Dio, l'intercessione dei santi e naturalmente di Gesú Cristo, che siede in cielo alla destra del Padre, e infine di Maria, la sposa dello Spirito Santo. D'altronde  appare chiaro che l'opera del nostro redentore Gesú Cristo non ha bisogno di aggiunte. E intanto abbiamo la parola dell'apostolo Paolo: "Ora io mi rallegro nelle mie sofferenze per voi; e quel che manca alle afflizioni di Cristo lo compio nella mia carne a pro del corpo di lui che è la Chiesa." (Col 1,24) Questa parola dell'apostolo dovrebbe come minimo attirare l'attenzione di chiunque. Sappiamo anche dalla storia della salvazione: Dio,  nel suo amore, manda degli eccezionali testimoni della sua pietà per noi, suoi servi ciechi, sordi e superficiali. Allora non si limita 'all'ordinario', ma compie 'l'eccezionale'.  Cosí mandò profeti proprio quando il popolo di Israele era diventato infedele. Cosí, nel corso della storia della Chiesa, mandò sempre di nuovo singoli uomini. I testimoni piú chiari furono e sono sempre i martiri o anche gli stimmatizzati, come p.e. Francesco d'Assisi, in tempi piú recenti Padre Pio e ora anche Fra' Elia.

Ad majorem gloriam Dei

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APPENDICE
Curriculum vitae dell'autore

Padre Franz Josef Früh nacque a Baden-Baden il 9 maggio del 1919.
Conseguí la maturità nel 1938. Dal 1938 al 1939 studiò filosofia al seminario vescovile di Trier.
Dal 1939 al 1942 fu soldato.
Dal 1942 al 1948 prigioniero di guerra (Siberia). Nel 1949 studio di filosofia presso l'università dell'ordine dei missionari per l'Africa (Padri Bianchi) a Trier.
Dall'autunno del 1949 all'autunno del 1950, studio di teologia presso il seminario di Trier. Dal 1950 al 1951 noviziato a Maison Carée (Algeria).
Dal 1951 al 1954 studio di teologia presso l'Università Internazionale dei Missionari per l'Africa (Padri Bianchi) a Cartagine, dove nel 1954 viene ordinato sacerdote nella cattedrale St. Cyprian.
Dal 1954 al 1957 studio di filosofia alla Pontificia Università Gregoriana con laurea in filosofia.
Nel 1957, il padre superiore generale, vescovo Louis Durrieu, lo nomina professore di filosofia presso l'università dell'ordine dei missionari per l'Africa a Trier.
Dopo aver esercitato per nove anni colà, viene chiamato alla cattedra di filosofia scolastica e di storia della spiritualità cristiana medioevale all'università del Saarland.
In pensione dal 1984.

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